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CD
Composizioni per Organo 1983-89
di Mirco De Stefani
CRR9800 1998

Descrizione: Mnemosine genera le Muse, le arti sono figlie  della memoria. Alla fine del sec. XX questo mito acquisisce un nuovo significato: l’arte ci conduce attraverso un labirinto di ricordi; il fatto storico, per esempio, si fa quasi prendere, si allontana nuovamente, si sovrappone – come spesso avviene – ad altri fenomeni. Ai nostri predecessori avrebbe dato le vertigini, per noi la contemporaneità della non contemporaneità è ormai un’esperienza quotidiana. Nelle sue composizioni per organo degli anni ’80, Mirco De Stefani ci conduce in questi spazi della memoria. Nella sua tecnica compositiva e nell’espressione incontriamo i grandi maestri che hanno forgiato il suono dell’organo; due di essi emergono, uno del passato e uno del presente: Olivier Messiaen e, impossibile non sentirlo, Johann Sebastian Bach. Ma De Stefani va ancora più lontano: vuole attingere alle fonti della musica europea e servirsi della sua forza originaria: ecco allora che il Pèlerinage de Charlemagne si basa sull’inno “Vexilla regis” nato del sec. VI (mentre il soggetto – si tratta del viaggio di Carlomagno a Costantinopoli e Gerusalemme – si rifà a una “Chanson de Geste”, una sorta di ballata epica del sec. XI). Il titolo Sequenza si riferisce agli omonimi canti che nel medioevo si diffusero come particolare ornamento delle liturgie delle festività; vengono utilizzate parti di Sequenze note: il canto pasquale “Victimae paschali” nella Sequenza prima, il “Dies irae”, dal Requiem, nella Sequenza seconda, lo “Stabat Mater” nella Sequenza terza e il canto della Pentecoste “Veni, Sancte Spiritus” nella Sequenza quarta. Le rispettive melodie non vengono citate, bensì – come dice il compositore stesso – trasformate attraverso “alterazione cromatica” in un linguaggio moderno. Coniugando diatonia (modale) e cromatismo, egli getta un ponte dagli inizi storici della polifonia al presente. Ma cosa significa presente? Nella Toccata, dunque il primo pezzo dei Tre Studi, l’idioma bachiano viene dinamizzato in rapidi passaggi. L’organo danza: un’allegoria di presenza fisica. Presente è lì, dove la storia viene superata. Negli spazi della memoria veniamo messi a confronto anche con il più recente passato, con l’eredità dodecafonica nella melodia cromatica dei grandi intervalli, con la struttura seriale, paratattica, sequenziale, paragonabile al montaggio d’immagini cinematografico e che nel sec. XX (in contrasto con la forma di sviluppo classico-romantica) caratterizza la musica strumentale italiana. Impariamo a conoscere inoltre caratteristiche postseriali che riguardano il capovolgimento da forme lineari-melodiche a forme verticali-armoniche, dalla serie di toni al suono complesso, e che hanno il loro modello nelle “Sequenze” di Luciano Berio: la 4° Sequenza di De Stefani esemplifica questo processo storico esponendo una voce a canone con tema dodecafonico, frammentandola, quindi, e incorporandola, in questa forma, alla vita interna di una spaziosa architettura. Il canone muta in superfici sonore. De Stefani non respinge le esperienze dell’avanguardia, piuttosto – proprio nel segno della classicità del giovane Busoni – le muta in una forma stabile, portante e capace d’integrazione. Evidente risulta qui, però, anche la distanza dal modernismo: il risalto di nuove tecniche esecutive non ha più luogo; e, nonostante uno schema eterogeneo, a differenza dei collage postbellici, la composizione evidenza una assoluta unità armonica primigenio-arcaica, che trova espressione soprattutto nei momenti più delicati e sottili, come venisse da lontano. Associamo il conosciuto, eppure sentiamo qualcosa che non abbiamo mai udito. Al passaggio attraverso spazi immaginari, alla successione di diverse allusioni, corrisponde la forma artistica del racconto. Pèlerinage de Charlemagne, la storia musicata del pellegrinaggio di Carlomagno, ne è un perfetto esempio. La complessa gamma espressiva si sviluppa in una successione di piani dialettici (secondo De Stefani: eroico-erotico, serioso-comico, epico-fiabesco etc.), senza correre mai il rischio – grazie a una strutturazione di tipo narrativo – di cadere nel qualunquismo postmoderno. In tale contesto il fatto storico diviene una parte delle nostre esperienze. Il programma letterario, ammesso che il concetto sia qui pertininte, serve ad evitare formule musicali vuote. Gli spazi della memoria attraverso i quali siamo condotti ascoltando questo CD, possiedono un flair sacrale; all’organo associamo la musica religiosa. Il compositore parla di ispirazione religiosa, soprattutto nei Tre Studi, concepiti come una sorta di “itinerarium mentis in Deum”, a cui fa precedere come motti (e così come anche nella 1° e nella 2° Sequenza) dei versetti della Bibbia. La musica rivela, al più semplice ascolto, necessità spirituali che oggigiorno si fanno sentire da più parti. Allo stesso modo, comunque, questi pezzi cercano di dare un’impressione sensuale e, dunque, voluttuosa. Particolarmente la composizione Pèlerinage unisce il piacere estetico a un’espressione marcatamente religiosa. Sensualità e spiritualità non vengono più tollerate come contrari. Un’ultima volta Mnemosine si intromette a ricordare le tradizioni dell’arte italiana. Joachim Noller

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