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#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Valeria Desideri
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale? Dedico molto tempo allo studio, oltre che della sonorità e della tecnica, di nuovo repertorio, sia per il flauto moderno che per il traversiere e, in attesa di realizzare quei progetti di registrazione e di concerti che sono stati rimandati a causa del covid, ne approfondisco la preparazione. La didattica a distanza con i miei allievi del Conservatorio di Bologna impegna piacevolmente i miei pomeriggi e, in generale, passo il tempo coltivando i miei molteplici interessi ed elaborando idee per nuovi progetti musicali. 2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming? Durante il lockdown, non avendo a disposizione strumenti tecnologici che permettessero un’alta qualità audio, ho limitato le mie esecuzioni in streaming a quelle a scopo didattico, a beneficio dei miei allievi. Devo confessare che in un primo momento, in cui il web è stato letteralmente invaso da contenuti sonori, ho apprezzato maggiormente quelle iniziative di dirette streaming ispirate da una reale esigenza artistica, mentre altre mi sono sembrate legate a un bisogno più “contingente”, quasi a voler superare quel senso di smarrimento che inevitabilmente ci ha investito nel momento in cui ci siamo ritrovati senza dei reali ascoltatori. 3 – Terminata l’emergenza COVID -19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato? Sicuramente in una prima fase ci si dovrà adeguare alle nuove modalità previste dalle norme di sicurezza: ad esempio l’orchestra con cui collaboro riprenderà l’attività dapprima con un organico di soli archi, per integrare i fiati successivamente; inoltre, penso che un’altra possibilità sarà quella di creare vari gruppi cameristici all’interno della compagine orchestrale. La stagione estiva favorirà certamente i concerti all’aperto, e speriamo che si possa a breve tornare alla magia delle sale da concerto, di cui si nutrono sia gli artisti che il loro pubblico. 4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia? L’emergenza ha gettato luce sulle condizioni di precarietà e sulla mancanza di tutela in cui molti giovani musicisti e freelance si trovano nel nostro Paese; allo stesso tempo la criticità della situazione ha fatto sì che fin da subito migliaia di artisti si coordinassero, sia a livello regionale che nazionale, per proporre ed elaborare nuovi strumenti di ripresa del settore in modo unitario. Ho partecipato alla manifestazione del 30 maggio degli artisti dello spettacolo e credo che sia importante chiedere con fermezza alla politica di investire cospicue risorse sul nostro settore, che è tra i più colpiti da questa pandemia. Penso che i giovani abbiano ora, in questo tempo calmo, l’occasione per riflettere a fondo su come costruire la propria carriera, considerando molteplici attività su cui investire dal punto di vista professionale, tra cui l’insegnamento come valido supporto da affiancare alla carriera solistica o orchestrale. 5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti? Credo che in questo momento ci sia un gran bisogno di Musica, e che le persone abbiano la naturale voglia di ritrovarsi per partecipare ai concerti, per condividere quello che è un bene comune. Sono ottimista e credo che non ci sarà bisogno di particolari appelli se non quello di continuare a sostenere i musicisti frequentando i Teatri e le sale da concerto. |