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INTERVISTE
#tempocalmo: 5 domande a musicisti italiani in tempo di coronavirus: Paolo Geminiani
1 - Come passa il suo tempo? Ho seguito alcuni progetti della SIMC, di cui faccio parte, ma ora il tempo libero lo dedico soprattutto alla lettura. 2 - Di cosa si sta occupando? Nei primi giorni ho scritto moltissimo poi nelle settimane successive ho dedicato il mio tempo prevalentemente alla didattica seguendo i miei studenti. 3 - Cosa propone di vedere e ascoltare della sua musica? Preferirei indicare la musica di altri, è senz’altro più significativa, tra le altre cose è il centenario della nascita di Bruno Maderna, un esempio per tutti noi, credo forse, nella attuale situazione, un pezzo, A la dérive, eseguito lo scorso anno dal NED ensemble. 4 - E della musica in genere? La musica musica del secondo dopoguerra, gli anni ’50 e ’60 così discussi oggi: anche allora segnò un nuovo inizio dopo una catastrofe planetaria, seppure diversa da quella che ci sta colpendo, ma la possiamo ascoltare e studiare con un distacco temporale (e anche ideologico) e riscoprirne l’importanza e centralità di quell'esperienza. 5 - Qual è il colore della musica? Non saprei proprio… direi una tonalità rarefatta. Infine, qual è la composizione che ha cambiato la sua vita? Adieu di Karlheinz Stockausen, il primo pezzo di musica contemporanea ascoltato a RadioTre a metà degli anni ’70. Ho scoperto questa musica in questo modo. Non studiavo neppure musica ancora a quell’epoca, avevo appena finito la terza media: mi incuriosì la possibilità di immaginare qualcosa che per me allora era oltre l'immaginabile. |