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In occasione del concerto di Giusy Caruso presso l’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, nell’ambito dell’evento Dal silenzio a un nuovo mondo sonoro, dedicato a Franco Evangelisti e Hans Otte, iniziativa organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles in collaborazione con la Fondazione Isabella Scelsi e il Royal Conservatoire Antwerp (Belgio) - Salvatore Sclafani ha elaborato una recensione critica della serata.
La sera di mercoledì 4 febbraio, il pubblico dell’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles ha vissuto un’esperienza intensa, meditativa e profondamente coinvolgente con l’evento Dal silenzio a un nuovo mondo sonoro, capace di coniugare rigore scientifico e suggestione sensoriale. Articolata tra conferenza, proiezione di un docufilm e performance dal vivo, la serata ha esplorato le figure umane e artistiche dietro le pagine musicali di due protagonisti emblematici del Novecento, Franco Evangelisti (1926–1980) e Hans Otte (1926–2007), nel centenario delle rispettive nascite. La conferenza ha offerto un quadro storico e analitico di ampio respiro, mettendo in luce l’importanza della ricerca sul suono, sul silenzio e sull’ascolto, intesi non solo come elementi compositivi ma come vere e proprie categorie estetiche e filosofiche. La prima parte della serata ha visto gli interventi di Gianni Trovalusci, Presidente della Fondazione Isabella Scelsi, Irmela Heimbächer Evangelisti, Presidente della Fondazione dal 2014 al 2024, e Tommaso Vigna, dottorando in musicologia (ULB-FNRS). Attraverso approcci storici, analitici e testimonianze dirette, gli interventi hanno delineato il contesto estetico e culturale in cui si collocano le opere di Evangelisti e Otte, evidenziandone affinità e divergenze, nonché la centralità dell’ascolto come pratica attiva. Come riferito da Irmela Heimbächer Evangelisti, i due compositori erano legati da una profonda amicizia, emersa anche dalla recente scoperta di una corposa corrispondenza conservata nell’archivio della Fondazione Isabella Scelsi. È seguita la proiezione del docufilm È dopo. Appunti su Franco Evangelisti (1926–1980) di Leonardo Zaccone e Alessandro Pezza. Il film ha arricchito ulteriormente la riflessione, restituendo la visione dell’avanguardia di Evangelisti come spazio di sperimentazione tra proiezioni sonore, strutture aperte e relazioni dinamiche tra forma e materia del suono. Infine, il concerto della pianista e ricercatrice Giusy Caruso ha proposto musiche di Evangelisti (Proiezioni Sonore, 1955–1956) e Otte (Das Buch der Klänge, 1984). A proposito del primo brano, come racconta la pianista, «Proiezioni Sonore ha un linguaggio particolarmente contemporaneo, fatto di esplosioni di suono e di un approccio fortemente corporeo e percussivo sullo strumento, che lascia spazio alle risonanze armoniche e al silenzio, creando così un nuovo mondo sonoro». La seconda parte del concerto ha proposto un percorso musicale capace di attraversare la soglia tra silenzio e suono, culminando nell’esecuzione dal vivo di Das Buch der Klänge di Otte. Questo ciclo per pianoforte rappresenta uno dei vertici del pensiero musicale del compositore tedesco: una scrittura di apparente semplicità formale che si apre a un dialogo profondo tra tradizione europea, minimalismo e influssi di spiritualità orientale, con un’attenzione radicale alla densità timbrica e al tempo dilatato. Nel contesto del concerto, l’esecuzione delle pagine di Otte ha rivelato dimensioni della sua musica difficilmente percepibili sulla pagina scritta ma fortemente tangibili nell’esperienza d’ascolto. Il reiterarsi dei timbri pianistici – figure lente o rapide, quasi statiche nel loro ripetersi e nel loro espandersi – ha trasformato lo spazio della sala in un campo di vibrazioni avvolgenti. Queste ripetizioni, più che semplici ostinati, si sono gradualmente fatte corpo sonoro, una presenza fisica che coinvolge l’ascoltatore non solo a livello uditivo ma anche corporeo e respiratorio. La musica ha così oltrepassato la dimensione puramente razionale per diventare percezione cinestetica: un flusso continuo capace di generare sospensione, immersione e una partecipazione quasi ipnotica. La continuità tra il silenzio come spazio vuoto e il suono denso e rallentato ha offerto una testimonianza particolarmente eloquente del mondo sonoro di Otte, in cui la musica si manifesta come tessuto di relazioni temporali e sensoriali piuttosto che come successione lineare di eventi. In conclusione, Dal silenzio a un nuovo mondo sonoro ha rappresentato un momento di grande densità culturale e riflessiva: non solo un omaggio ai cento anni dalla nascita di Evangelisti e Otte, ma anche un invito a ripensare l’ascolto come pratica attiva, meditativa e profondamente somatica. di Salvatore Sclafani |