Comunicato Stampa: Cornelius Meister e Sarah McElravy debuttano con l’Orchestra Sinfonica di Milano: un viaggio tra danza e visioni sinfoniche
Venerdì 8 maggio ore 20 e Domenica 10 maggio ore 16, l’Orchestra Sinfonica di Milano accoglie in Auditorium, per la prima volta, il direttore Cornelius Meister e la violista Sarah McElravy con un programma che si configura come un vero e proprio viaggio tra Europa e America, attraversando confini geografici e identitari con la musica di Antonín Dvořák, Bohuslav Martinů e Robert Schumann. Tre voci diverse e complementari di una stessa idea di musica, profondamente radicata nella propria terra, ma aperta al nuovo che arriva. Con l’occasione di questo programma, il pubblico milanese può conoscere due musicisti straordinari del panorama internazionale. Cornelius Meister, tra i direttori più apprezzati della sua generazione, intreccia un rapporto privilegiato con il repertorio mitteleuropeo in programma. Ha diretto tutte e sei le sinfonie di Martinů e due opere del compositore boemo, registrando l’integrale sinfonica con la Vienna Radio Symphony Orchestra, lavoro che gli è valso l’International Classical Music Award e il titolo di “Conductor of the Year” agli OPUS Klassik. Il suo legame con i grandi complessi italiani è consolidato da collaborazioni con il Teatro alla Scala, l’Accademia di Santa Cecilia, il Maggio Musicale Fiorentino e l’Orchestra RAI di Torino. «Ho una relazione molto intensa con questi tre compositori – racconta Meister –. Con Schumann ho recentemente concluso un ciclo di Lieder che mi ha riportato alla sua musica sinfonica con nuova consapevolezza. Martinů, invece, è un autore che accompagna la mia carriera fin dagli esordi: avevo 23 anni quando diressi per la prima volta una sua partitura. E Dvořák resta una figura per me fondamentale, capace di unire profondità espressiva e immediatezza popolare». Sarah McElravy si è affermata come una delle interpreti più versatili della sua generazione, capace di muoversi con naturalezza tra repertorio violinistico e violistico, tra intimità cameristica e respiro sinfonico. Una vera cittadina del mondo, ha vissuto in Canada, negli Stati Uniti, in Messico e in Austria, viaggiando per quasi 300 giorni all’anno attraverso cinque continenti. La sua duplice identità di violinista e violista rispecchia la sua filosofia artistica: radicata nella tradizione ma aperta alla scoperta, a proprio agio tanto con Bach quanto con le prime esecuzioni assolute. Guidata da una curiosità insaziabile, vive la propria esperienza come quella di un’esploratrice — del suono, della cultura e della relazione umana — traendo ispirazione dal pubblico, dalle tradizioni e dagli incontri che plasmano continuamente il suo percorso. Al centro del percorso musicale del concerto emerge un fil rouge che unisce due autori profondamente legati alla Boemia (oggi Repubblica Ceca), Dvořák e Martinů, entrambi “cittadini del mondo loro malgrado”, costretti – per ragioni diverse – a confrontarsi con la distanza dalla propria terra e con la trasformazione della propria identità artistica in contesti internazionali. Il programma si apre con l’Ouverture Carnival di Antonín Dvořák, pagina brillante e travolgente composta nel 1891 che appartiene al trittico Natura, Vita e Amore. Qui la festa non è semplice colore orchestrale, ma energia vitale che si traduce in ritmo, danza e impulso teatrale. È la musica di un autore che, a fine Ottocento, attraversa l’Oceano per dirigere il Conservatorio di New York, portando con sé l’immaginario musicale della Boemia e trasformandolo in linguaggio universale. Segue la Rapsodia-Concerto per viola e orchestra di Bohuslav Martinů, pagina rara e di grande complessità espressiva affidata alla sensibilità di Sarah McElravy, elogiata per il suo “sound divino” e per la sua “profondità emotiva ed intimità espressiva”. “La Rapsodia-Concerto di Bohuslav Martinů è un’opera di notevole profondità e carattere – racconta McElravy. Composto durante il suo periodo di esilio negli Stati Uniti, porta con sé un sottile senso di nostalgia per la sua terra d’origine, allora la Cecoslovacchia. Si muove tra introspezione e virtuosismo, alternando momenti di grande intimità a passaggi di straordinaria brillantezza, e la viola assume per tutta la durata un ruolo espressivo unico, quasi vocale. In una forma relativamente compatta, Martinů riesce a condensare nella partitura una gamma eccezionalmente ampia di emozioni e caratteri”. La figura, poco nota, di Bohuslav Martinů è segnata dalla distanza dalla propria terra: costretto a lasciare l’Europa durante il Secondo Conflitto Mondiale, trova nell’esilio una nuova dimensione creativa, in cui la scrittura si fa più libera, frammentata, nervosa e lirica al tempo stesso. La rapsodia si sviluppa come un flusso continuo di immagini sonore, dove la viola diventa voce narrativa e identitaria, sospesa tra memoria e modernità. Composta nel 1952 per il grande violista Jascha Večtomov, la Rapsodia-Concerto per viola e orchestra H 337 appartiene all’ultima fase creativa di Martinů, segnata da una scrittura più essenziale e concentrata. Lontano dalla sua patria, il compositore rielabora in modo personale le forme della tradizione, fondendo elementi neoclassici, richiami folklorici e una libertà formale che sfugge agli schemi del concerto tradizionale. Il dialogo tra solista e orchestra si costruisce così in modo fluido e continuo, senza contrapposizioni nette, in una partitura che privilegia il colore timbrico, la tensione interna e una cantabilità intensa e malinconica. A chiudere il programma è la Sinfonia n. 3 in Mi bemolle maggiore op. 97 “Renana” di Robert Schumann, una delle pagine sinfoniche più amate del compositore tedesco, in cui il paesaggio diventa esperienza interiore e visione musicale. Composta nel 1850, poco dopo il trasferimento di Schumann a Düsseldorf come direttore musicale, la “Renana” nasce da un momento di rinnovato entusiasmo creativo. Ispirata ai paesaggi e alla vita lungo il fiume Reno, la sinfonia si distingue per la sua struttura in cinque movimenti e per il carattere luminoso e solenne che la attraversa. Accanto ai momenti di slancio vitale e di energia ritmica, emerge una dimensione più raccolta e contemplativa, come nel celebre quarto movimento, evocazione di una cerimonia nella cattedrale di Colonia. In questa partitura Schumann amplia la forma sinfonica tradizionale, trasformandola in un affresco sonoro capace di unire impressione paesaggistica, spiritualità e tensione poetica. 

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 Conferenza introduttiva 
Venerdì 8 maggio alle ore 18.30 si terrà una conferenza introduttiva nel Foyer della Balconata. 
Relatore Marco Brighenti 

Biglietti da 15 a 40 € 
I biglietti sono in vendita presso la biglietteria dell’Auditorium di Milano, oppure online su Vivaticket. 

Orari biglietteria Auditorium di Milano: Martedì-Domenica, 12 – 19. Recapiti: T. 02 83389.401, e-mail: biglietteria@sinfonicadimilano.org